Monte San Cosimo, ancora sit-in: no alla guerra, sì alla smilitarizzazione

SULMONA – “Armati” con cartelli, striscioni e bandiere, decine di pacifisti hanno manifestato  questa mattina davanti al deposito militare di Monte San Cosimo a Sulmona per dire no alla guerra in Ucraina e per chiedere la riconversione  della struttura militare in area attrezzata per la protezione civile.  All’iniziativa, promossa dal Coordinamento “Disarmiamo la pace, disertiamo la guerra”, hanno partecipato non solo cittadini di Sulmona e della Valle Peligna ma anche attivisti di Pescara, Chieti, Lanciano , L’Aquila e Termoli. “La guerra è il più grande crimine contro l’umanità”, “La guerra non risolve i problemi, li crea”, “militarismo e nazionalismo portano alla guerra”, “meno spese per armamenti, più investimenti per sanità, istruzione e servizi sociali”, “La guerra è una pazzia, Fermatevi! L’appello di Papa Francesco”: questi alcuni degli slogan scritti sui cartelli.

Negli interventi durante il sit in è stato ricordato che il deposito di Monte San Cosimo è un obiettivo militare di primaria importanza. Durante la seconda guerra mondiale, quando c’era il polverificio Montecatini Nobel, venne bombardato e semidistrutto dall’aviazione angloamericana. Più volte, in occasioni di crisi internazionali, il deposito è stato posto in stato di massima allerta, secondo i protocolli NATO. Nel 199O venne individuato dal governo come uno dei quattro siti nazionali idonei per lo stoccaggio di scorie radioattive. Su cosa si nasconde nei tunnel di Monte San Cosimo e quale sia la reale funzione della base militare vige il top secret, e nonostante le numerose    iniziative messe in atto nel corso degli anni, non è stato mai possibile conoscere la verità. Uno striscione portato dai manifestanti recava la scritta: “Monte San Cosimo, da peso a risorsa”.

Quella di Monte San Cosimo è un’area enorme, di 133 ettari, che anziché essere utilizzata per custodire strumenti di morte, potrebbe servire per proteggere la vita. Per questo è stato rilanciato il progetto della sua trasformazione in struttura per la protezione civile, considerata la estrema sismicità del nostro territorio. Un progetto che nei primi anni 2000 venne fatto proprio da tutti i Comuni della Valle Peligna e successivamente venne recepito anche dalla Provincia e dalla Regione, ma che è rimasto lettera morta a causa dell’inerzia e del disinteresse della politica e dei rappresentanti istituzionali. Oggi i cittadini sono tornati a fare sentire la loro voce perché intendono essere protagonisti della costruzione di un mondo diverso, che non sia schiacciato sotto l’incubo della guerra, che potrebbe portare ad una irreparabile escalation nucleare, e perché vogliono che le strutture e le risorse economiche siano impiegate per finalità civili e di pace, per il progresso dell’intera comunità.