25 aprile Festa della liberazione, Malvestuto: senza memoria non c’è futuro

“A Pesaro combattemmo e piano piano abbiamo liberato la fascia adriatica, come Ottava Armata: la Quinta Armata era invece sbarcata ad Anzio nel maggio del 1944. Le navi avevano delle piattaforme: scesero sulla spiaggia cento, centocinquanta soldati americani, tra i quali molti italiani. Tra questi c’erano anche due miei zii, Joseph Nicolini e Concezio Nicolini, cugini carnali di mia madre.

Arrivammo a Bologna il 14 di aprile: ebbi l’altissimo onore di essere il primo ufficiale della Maiella ad entrare, insieme al sottotenente Laudadio e insieme a Giuseppe Puglielli, che venni a scoprire, poi, che faceva parte del Servizio Segreto Italiano. L’accoglienza fu straordinaria: a ripensarci ancora mi commuovo. La gente era entusiasta. Ricorderò per sempre una ragazza che ci corse incontro, ci abbracciò e ci disse: “Grazie”. Peraltro, ero particolarmente felice perché nel 1943 avevo fatto il corso da ufficiali a Bologna e quindi la conoscevo molto bene: era ancora più emozionante per me, fra le cose, specialmente vedendo le due torri di Bologna, la Garisenda e la Torre degli Asinelli. Una volta arrivati a Bologna, ci fu dato l’ordine di fermarci. Alcune pattuglie proseguirono fino ad Asiago ma non incontrarono alcuna opposizione nazifascista.

Senza memoria non c’è futuro. Il compito sta alle scuole, agli insegnanti: bisogna far conoscere ai ragazzi, alle nuove generazioni che si affacciano alla vita la storia per capire qual è il bene e qual è il male. Il male è una brutta bestia. C’è stato un periodo in cui, nell’immediato dopoguerra ma anche fino a una decina di anni fa, le scuole ci invitavano a raccontare la nostra storia. Poi è subentrato un certo disinteresse: la gente non pensa più ai valori, si tende a dimenticare. La memoria è scritta: ci sono le enciclopedie, le nostre testimonianze. I giovani devono conoscere la storia e non dimenticarla.

Di quei giorni ho un pensiero, in particolare, che riecheggia tra i miei ricordi ultimamente.
Nell’ultimo anno di guerra, Hitler aveva richiamato alle armi, costringendoli a morte certa, i ragazzi del 1929. Avevano 15 anni. I miei uomini ne catturarono uno e lo portarono da me.
Ancora oggi, nonostante il tempo trascorso e l’età che avanza inesorabile, ricordo distintamente il suo volto. Aveva il viso tondo, gli occhi azzurri e tremava, tremava come una foglia: era convinto che gli avrei riservato lo stesso trattamento che Hitler aveva imposto loro per gli italiani.
Lo guardai, gli feci una carezza e lo esortai a dileguarsi.
Oggi, settanta anni dopo, mi chiedo come sia stata la sua vita e cosa il destino, di cui quel giorno sono stato protagonista, gli abbia successivamente riservato. Mi domando se abbia vissuto una vita bella e piena e se anche lui, come me, abbia avuto una famiglia e dei nipoti ai quali insegnare l’amore per la libertà e la democrazia e l’odio per la guerra e i soprusi.
Noi, d’altronde, combattevamo solo per questo.
Viva l’Italia libera, viva il 25 aprile!”.

Gilberto Malvestuto (http://https://www.rete5.tv/2021/04/16/gilberto-malvestuto-compie-100-anni-auguri-alleroe-sulmonese/)