Snam, l’Eni boccia centrale e metanodotto: opere inutili e dispendiose per i cittadini

SULMONA – L’Eni boccia il progetto Linea Adriatica della Snam, che prevede un grande metanodotto da Sulmona a Minerbio e una centrale di compressione a Sulmona. Il fronte del no al progetto della Snam segna un importante risultato, dopo la bocciatura del Tar al ricorso contro la centrale.

Nelle osservazioni al Piano decennale Snam 2020 – 2029 l’ENI scrive testualmente : “ Tra gli investimenti più significativi del piano di Snam spicca la realizzazione della nuova Linea Adriatica(…). Trattandosi di investimenti che non sono necessari a garantire il soddisfacimento della domanda nazionale, bensì con la funzione di incrementare la diversificazione delle fonti di approvvigionamento del resto d’Europa aumentandone la sicurezza, i relativi costi devono essere opportunamente allocati ai Paesi che ne beneficeranno (…). Diversamente si farebbero gravare interamente sui consumatori italiani i costi sostenuti per investimenti  i cui benefici verrebbero goduti da altri Paesi europei”. L’Eni stima i costi dell’intero progetto in 1,9 miliardi di euro, costi che “verrebbero recuperati in tariffa in 40/50 anni”, ma con il rischio di “innescare per decenni una spirale di tariffe di trasporto crescenti, in un contesto in cui  le infrastrutture potrebbero diventare  stranded (incagliate, ndr) e contribuire esse stesse a rendere meno competitivo il gas”.

Arriva dai Comitati cittadini per l’ambiente la clamorosa posizione dell’Eni che boccia il progetto.

L’ENI conferma, così, ciò che noi affermiamo da molti anni e che abbiamo ampiamente documentato attraverso il nostro dossier Snam Affair: vale a dire che la nuova infrastruttura non serve all’Italia, poiché gli impianti esistenti sono già sovradimensionati rispetto al fabbisogno interno e lo saranno ancora di più in futuro – spiegano gli ambientalisti – Nelle sue controdeduzioni la Snam non obietta nulla rispetto a quanto sostenuto dall’ENI sulla inutilità dell’opera per il nostro Paese. Per di più essa conferma che l’opera sarà pagata in bolletta dai cittadini italiani, salvo in futuro una contribuzione da parte di utilizzatori stranieri, scrive la Snam, nella “eventuale attivazione di flussi di esportazione verso altri Paesi”.  Una eventualità, questa, pressochè nulla, perché gli altri Paesi europeinon stanno  di certo ad aspettare il gas dall’Italia, avendo già provveduto ad approvvigionarsi da altre fonti (basti pensare ai due nuovi  grandi gasdotti   Nord Stream che dalla Russia arrivano in Germania); inoltre tutte le previsioni danno in calo i consumi di gas non solo per l’Italia ma anche per il continente europeo”.