Stop alle prestazioni ambulatoriali, la Scoccia: abbandonati i malati cronici

SULMONA – Con nota protocollata, la dirigenza Asl1 Abruzzo ha sospeso tutte le attività ambulatoriali non urgenti nonché tutte quelle in regime di libera professione fino al 3 dicembre prossimo. Dovranno essere assicurate le prestazioni urgenti e brevi fino al 3 dicembre come pure le prestazioni ematologiche, oncologiche e indifferibili. Una decisione che è stata subito stigmatizzata dalla consigliera regionale, Marianna Scoccia, secondo la quale “questa disposizione va ad aggiungersi ad un quadro di criticità indubbia della Sanità Territoriale. “Il rischio è chiaro: quello di abbandonare i tanti pazienti non gravi ma affetti da patologie croniche, che possono acutizzarsi senza un’adeguata attività di controllo e di prevenzione”- interviene Scoccia- ” l’esperienza del primo lockdown, che aveva già ricompreso la sospensione delle attività ambulatoriali differibili e programmate, ha prodotto gravose conseguenze per i pazienti cronici e pluripatologici che hanno perso di fatto i punti di riferimento del loro percorso di cura per la maggior parte delle discipline specialistiche. Il risultato è stato il precipitare delle condizioni di salute di queste persone e, allo stesso tempo, l’accumularsi di migliaia di visite specialistiche ed esami diagnostici, con conseguente ulteriore allungamento delle liste d’attesa”. “È chiaro che”- riprende la consigliera- “se nel presidio di Sulmona non si fosse configurata una condizione di promiscuità nei reparti di emergenza urgenza e se ci fossero stati reparti attrezzati e forniti di personale profilato, si sarebbe riusciti ad evitare la sospensione delle attività ambulatoriale. Allo stato attuale il personale di tutto il comparto ospedaliero risulta ridotto al lumicino, i pazienti Covid positivi o in attesa di tampone continuano a sostare in aree non idonee ed il poco personale in servizio è stremato.
La decisione relativa alla sospensione delle attività ambulatoriale è chiaramente unilaterale e riduce colpevolmente il diritto alla salute con il pretesto dell’emergenza. Abbiamo bisogno che l’assistenza sanitaria sia rafforzata e non svigorita, che gli operatori sanitari siano tutelati e che le strutture siano rese agibili e funzionali”- conclude Scoccia

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