Bar e ristoranti, Scoccia invoca regole precise

SULMONA – “Anche in Abruzzo il settore della ristorazione e dei bar rappresenta uno dei settori economicamente più importanti per numero di lavoratori e per il ruolo di vetrina enogastronomica che riveste” – afferma il Consigliere Regionale Marianna Scoccia.“Questo settore è stato uno dei più colpiti durante la fase delle misure restrittive dell’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto e rischia, con le misure delineate dal Comitato Tecnico Scientifico e dall’Iss, di continuare a subire ingenti danni economici. A livello nazionale la Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) evidenzia che, sulla base delle linee guida nazionali, il numero di coperti presenti nei locali subirà una diminuzione del 60%: meno coperti vuol dire semplicemente meno entrate per questa tipologia di attività che continuerà, comunque, ad avere le stesse spese di prima.”

“È giusto pensare ad una riapertura ma sarebbe ancora più giusto e corretto pensare ad una riapertura definita da regole chiare, precise e condivise anche con gli addetti ai lavori Ad oggi, invece, le linee guida nazionali stanno mettendo a dura prova anche la possibilità di riaprire questa tipologia di attività. La nostra Giunta Regionale deve prendere atto delle difficoltà che molti nostri concittadini stanno vivendo e deve porre rimedio, in tempi rapidi, a questa situazione attraverso la realizzazione di unprotocollo di regole condivise che contempli sia il rispetto delle misure di sicurezza e prevenzione del contagio, sia tutelando le caratteristiche di qualità dell’offerta enogastronomica abruzzese” – continua la Scoccia.

“Ristoranti e bar hanno necessità di regole e misure che consentano a tutti una ripartenza attraverso agevolazioni e un’adeguata informazione rivolta alla clientela. La possibilità di farlo c’è, altre regioni si stanno muovendo in questo senso, consentendo anche la distanza di almeno un metro tra le persone sedute. È, inoltre, impensabile non prevedere una deroga sul distanziamento tra componenti dello stesso nucleo familiare che, in base a quanto disposto a livello nazionale, possono vivere nella stessa casa ma al ristorante dovranno mangiare separati.  Solo dando vita ad un gioco di squadra con i diretti interessati, si può sperare di superare tutti insieme questo periodo particolarmente difficile e ad uscirne più forti di prima. L’alternativa a questo significherebbe solo chiudere gli occhi di fronte ad un grido d’allarme.”

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