Consiglio comunale: una formula che non ha funzionato, tra giovani inesperti e anziani inconcludenti

SULMONA – Non che uno si immagini una formula ideale per comporre un Consiglio comunale decente, inteso in termini di produttività amministrativa ed equilibrio politico, però almeno le regole di base dovrebbero essere presenti. Fatto salvo il consenso espresso dai cittadini – che votano quello che la città mette a disposizione in termini di “classe dirigente” rimanente – il Consiglio comunale sulmonese esprime delle vere e proprie singolarità.

Intanto la presenza femminile della maggioranza è ridotta ai termini di una unità, la consigliera Salvati è l’unica donna che movimenti e partiti politici vincitori sono riusciti ad esprimere. Segno che le quote rosa da quelle parti non contano nulla, specie a partire dalla composizione delle liste vere. La sindaca Casini ha tentato attraverso la Giunta di bilanciare la partita, ma qui entreremmo in un altro discorso, legato ai troppi rimpasti, indice di altri squilibri.

Veniamo alla natura “socio-culturale” dei consiglieri, alla loro formazione e professione. Non li nomineremo per non giudicare il percorso personale e privato, però di massima assistiamo ad un gruppo di giovani che, però, non hanno mai amministrato neanche se stessi, attraverso un lavoro, figuriamoci impadronirsi di regole amministrative complesse. Molti sono ancora impegnati con gli studi, ancora, ma non studiano però le materie che competono una assise pubblica, e si ritorna al punto di prima: non era questo il momento di “far fare esperienza”, un momento di massimo bisogno economico che contemplava risposte adeguate.

Invece, di qualche cosiddetto “anziano” intendiamo parlare, almeno per inserirlo nella casistica delle cose fatte. Gente che c’è da decenni, ma in effetti verte più sulle cose non fatte. Mauro Tirabassi ad esempio, è da molti anni in Consiglio, ma su quanto abbia realizzato di concreto per la città, ecco, questo ci sfugge. Per non parlare del vero mestiere che gli appartiene nella vita civile, anche questo ci sfugge.

Poi c’è Nicola Angelucci. La sua carriera politica è partita come “portaborse” di Palmiero Susi, poi di Sabatino Aracu (nella cui azienda ancora lavora), e ora di Andrea Gerosolimo. Nella precedente consiliatura, per qualche antecedente supplenza svolta come professore di educazione fisica, si firmava e si faceva chiamare “Professore”. Anche per lui, dopo anni e anni di militanza politica, fino a ruoli di partito a livello regionale, ecco, ci chiediamo cosa abbia realizzato. Continuano a sfuggirci le opere, concrete.

Per la somma di questi motivi, non rimane che ribadire un concetto espresso in precedenti articoli: la gran parte dei componenti del Consiglio comunale va messa “sotto tutela”. Va impedito loro di nuocere ancora.

 

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