Counseling: alla scoperta della professione e del proprio sé con un’operatrice della Valle Peligna, Ileana Pagani

SULMONA – Ileana Pagani opera da anni sul nostro territorio e per mestiere fa la Counselor. Ovvero? Come lei stessa sintetizza il Counseling “è una relazione d’aiuto”. Traduzione letterale dall’inglese è “Consigliere”, però dare risposte e consigli è proprio ciò che il Counselor non fa. L’etimo più profondo si trova nel verbo latino consulo-ĕre, ovvero”consolare, confortare, “venire in aiuto”. Quanto se ne ha bisogno oggi, se non altro per la complessità della nostra società. E Ileana organizza gruppi di lavoro, forse meglio non chiamarli così, perché sono aggregazioni spontanee o quasi di persone in cui si cerca di sviluppare in ognuno la conoscenza di sé (come nei recenti appuntamenti “Punti di Svista“). Ma ne capiremo ancora di più nel racconto che fa di se stessa.

“ – Molto spesso quando, negli ultimi anni, propongo e promuovo giornate all’insegna dell’autoconoscenza ed autoconsapevolezza profonda e parlo di come tutto questo possa portare maggiore serenità e possa essere attuabile e portato nella vita di tutti i giorni, un guizzo di stupore, incredulità e alle volte anche cinismo e giudizio appare sul volto di chi, da una parte desidererebbe tutto ciò nella propria vita e dall’altra la vede come il “miraggio di un’oasi” per la quale “non è portato”, “per come è la sua vita sia impossibile” e “con la società di oggi sia infattibile” oppure, nondimeno, “pensa siano tutte sciocchezze”. Ma potrebbe anche essere.

Difficilmente mi impunto e cerco di convincere chi incontro ma spesso, quando vado in giro a portare le mie locandine, le persone si fermano a farmi tante domande con un’espressione inconfondibile sul volto che, insieme a quanto sopra, sembrerebbe chiedermi: ma tu chi sei?

E allora chi sono? Mi chiamo Ileana, sono nata a Roma il 12 dicembre 1974 e sono “Counselor” esperta in approccio empirico (iscritta all’Associazione professionale FAIP Counseling). Ho vissuto gran parte della mia vita a Bologna, città nella quale, nel frattempo, si erano trasferiti i miei genitori per lavoro. Da Bambina ero molto vivace, scherzosa, testarda ma, da subito, anche molto “osservatrice e riflessiva”. Sempre intenta a cercare risposte a quesiti importanti, da grande, finite le scuole, cominciai, però, a dirottare la mia vita verso una modalità di maggiore distacco… sembrava essere più facile e più condivisibile!

Ebbi la fortuna, a 20 anni, di incontrare il mio attuale marito con il quale arrivarono molto presto i nostri due magnifici figli. Era tutto ciò che ognuno di noi vorrebbe nella vita, chi desidererebbe di più? Dall’esterno era di sicuro il massimo a cui si possa aspirare, ma io tra i miei 30 e i miei 35 anni cominciai a sentirmi davvero “scomoda” dentro e fuori di me. Per un periodo la motivazione principale che riuscivo a darmi per tutto ciò, era l’aver vissuto nel frattempo vicissitudini poco piacevoli, ma mi rendevo sempre più conto che, una volta per il lavoro, una volta per i figli, una volta per il marito, una volta per un’amicizia, tutta la magia che quella situazione idilliaca avrebbe potuto portare, era tutt’altra cosa. Per un certo periodo mi quietai anche pensando che, come avevo spesso sentito dire, forse era proprio vero che “la vita, le responsabilità ecc… insomma… immagini una vita ed in realtà non è così”, ma con il mio desiderio profondo di vederci chiaro e di vivere una vita felice, mi misi a cercare conoscenze, pareri, studi, filosofie e modalità di vita con la “presunzione” di riuscire a poter scorgere la strada migliore per me.

Fu una ricerca lunga e tenace finché approdai e mi iscrissi alla “Accademia del Sé del Centro Studi Michel Hardy”, accademia attraverso la quale sono arrivata sì a prendere il diploma di Counselor, ma, principalmente, ho avuto l’opportunità di conoscere profondamente me stessa, le dinamiche inconsapevoli che guidavano la mia vita e mi portavano a sentirmi “scomoda”, nonché ad avere la possibilità di trasformare realmente e materialmente tutto questo in una vita più serena.

“Vita serena”? Beh, in effetti di solito quando si parla di “vita più serena” il rischio di essere scambiata per “ciarlatana” o per “santa” è molto plausibile, ma non c’è nulla di tutto questo. Sono una persona normale, a cui accadono cose normali. Ho la forza e le fragilità. Come potrebbe essere il contrario? È proprio qui che entra in gioco il bello dell’affrontare la vita con grande conoscenza di sé stessi, che non significa avere solo il “positivo” della vita, ma riuscire ad avere maggiore serenità proprio dove ci sono le difficoltà. Ecco qui… “e quindi?”, mi chiedono solitamente le persone “come si fa? E cosa fai nei tuoi eventi?”. Potrei dire che, durante le giornate esperienziali che propongo vi sono attività corporee, di condivisione e giochi che aiutano ad acquisire dimestichezza e conoscenza di sé stessi, ma aldilà di tutto quello che io posso fare, dire, organizzare e portare in gioco, che sono strumenti attraverso i quali realmente è possibile fare quanto sopra, l’unico ingrediente su cui realmente, credo, si possa contare, sia se stessi.

Non credo esista la bacchetta magica e nemmeno io ce l’ho, ma ognuno di noi, se vuole e con gli strumenti adatti, credo sia in grado di fare questi passi e portare questa magia nella propria vita, semplicemente riscoprendo sé stesso. E dal momento che ognuno di noi riesce ad arrivare là, in questa conoscenza profonda, non credo sia richiesto nessun insegnamento, perché tutto diventa molto chiaro.  Questo è ciò che faccio nei miei eventi: attraverso alcune attività, aiuto ognuno a riscoprire profondamente se stesso, le proprie problematiche se ci sono e a scorgere il cambiamento e la trasformazione possibili che ognuno di noi è realmente in grado di mettere in atto”.