Punto nascita, i motivi del no alla chiusura di Sbic, Pd e Ronci

SULMONA – La difesa del punto nascita resta al centro dell’agenda politica cittadina.

Da Sbic si aspettano che “il reale cambio d’indirizzo si manifesti attraverso una risposta chiara e inequivocabile, cosi come chiare sono state le promesse offerte ai cittadini in campagna elettorale – spiegano dal movimento – Crediamo che il territorio, nel suo insieme, debba rispondere con fermezza e intelligenza, adottando tutte le iniziative utili alla sua salvaguardia. Sarà politicamente molto importante che il territorio parli con una sola voce e che, insieme, stabilisca le iniziative procedendo all’unisono. Noi però siamo molto preoccupati. Assistiamo per il momento solo a un pericoloso rimbalzo di responsabilità. Responsabilità che oggi sono suddivise, per ambiti e competenze diverse tra la Regione Abruzzo, il Comune di Sulmona e l’attuale governo nazionale con i suoi rappresentanti locali”.

Anche il Pd dice la sua, sottolineando che “In questo modo il governo “giallo-verde” oltre a mortificare questa parte fondamentale delle zone interne dell’Abruzzo vanifica tutto lo  sforzo e la  richiesta presentata dalla Regione Abruzzo di proroga del decreto Lorenzin, approvato nella scorsa legislatura dal governo di centrosinistra – interviene Sergio Dante del circolo cittadino del Pd – In questi anni ci siamo battuti per difendere il presidio in tutti i modi”.

La speigazione arriva dall’economista Aldo Ronci.

“Nel Centro Abruzzo nel 2013 le nascite sono state 471 mentre nel 2017 sono state appena 379 per cui in quattro anni le nascite hanno subito una flessione di ben 92 neonati che in valori percentuali corrisponde a -20% valore doppio al decremento medio nazionale dell’11% – spiega – La causa dell’altissima flessione delle nascite è data dallo spopolamento del territorio che nello stesso periodo ha registrato 1.756 abitanti in meno pari a una flessione del 5,15% dato pari a 5 volte quella italiana che è stata dello 0,49%. La lotta contro la chiusura del punto nascita e quella per la riclassificazione dell’ospedale di Sulmona devono essere parallele e inscindibili”.