Arriva alla fine l’era D’Alfonso? Giunta incompatibilità gli dà 3 giorni per decidere

ABRUZZO – Il presidente-senatore Luciano D’Alfonso aveva sostenuto con una certa veemenza, e a dir la verità anche a ragione, che avrebbe lasciato la poltrona della Regione Abruzzo non appena la Giunta per le Elezioni e le Immunità del Senato ne avesse dichiarato l’incompatibilità.

Be’, quel giorno è arrivato, nel tardo pomeriggio di oggi, la suddetta Giunta una volta riconosciutane l’assoluta non compatibilità, ha fatto scattare ufficialmente il conto alla rovescia: 72 ore, nelle quali il presidente-senatore dovrà dire se svolgere la sua preziosa opera su L’Aquila o su Roma, dire in che modo voler esercitare l’esercizio del “diritto di opzione”. Tradotto: o di qua, o di là. A meno che non cavalchi uno di quei cavilli giuridico-costituzional-amministrativi tirandosi dietro anche le sorti della macchina regionale.

La Giunta del resto ha approvato tutto questo ambaradan a piena maggioranza, su proposta formulata dalla vice presidente Grazia D’Angelo, e approvata dal presidente Maurizio Gasparri.

Tutto questo con molta probabilità, per l’Abruzzo vorrà dire che ci sarà una reggenza pro tempore capitanata dall’attuale vicepresidente Giovanni Lolli, che traghetterà l’amministrazione regionale con la sua galassia di Enti dipendenti come meglio potrà. Cercando di parare le telefonate che comunque arriveranno da Roma, mediando con le esigenze più dirette e meno rispettose di Giunta e Consiglio che senza il padre padrone cominceranno a scricchiolare parecchio (prolungamento degli stipendi permettendo).

Tutto questo con molta probabilità, per l’Abruzzo vorrà dire Elezioni Regionali nel prossimo autunno, mese di dicembre, come già trapelato nei giorni scorsi da alcuni corridoi parlamentari collegati al nostro territorio, e non a scadenza naturale (nella prossima primavera).

Tutto questo con molta probabilità, per l’Abruzzo vorrà dire che molte Partecipate, Controllate, Vigilate (Arap, Abruzzo Engineering, Fira, Arit etc. etc.) verso alcune delle quali il presidente-senatore si è affrettato dove ha potuto a rinnovare incarichi e posti di lavoro a tempo determinato, saranno sottoposte ad un drastico rinnovo di governance da parte dei futuri entranti: Centrodestra/Lega-M5Stelle.

Rinnovi che si svolgeranno, probabilmente, attraverso un rapido spoil-system (alla Del Turco dei bei tempi). E non come qualcuno pensa attraverso la politica del “non esiste colore politico e resiste lo status quo“, o del “nei posti di comando tengo anche quelli di Fi togliendo quelli del Pd perché fa comodo alla mia sfera di potere personale“. Politica perpetrata durante tutto il mandato del presidente-senatore.

A meno che, a meno che, quest’ultimo, non sfrutti l’ennesima surfata sulle leggi della fisica del diritto parlamentare, o semplicemente appoggiandosi a quanto successo oggi, con più precisione, in Giunta: ovvero con l’avvenuta approvazione a ‘maggioranza‘ grazie all’astensione di tutto il Pd, e non con l’approvazione alla ‘unanimità‘ che avrebbe invece reso immediata la procedura. Tradotto: al termine dei 3 giorni lui potrà anche “non decidere“, facendo scattare una procedura che allungherebbe… ulteriormente i tempi.