Cambio stemma Regione, Maiorano: semmai inserite quello della Lega Italica

SULMONA – Continua la querelle sulla ritenuta inappropriatezza – da parte del Deputato di Storia Patria dell’Abruzzo, Fabio Maiorano – circa il progetto di legge della Regione Abruzzo che vedrebbe l’inserimento dell’effige del cosiddetto Guerriero di Capestrano nel gonfalone della stessa.

Sostiene infatti Maiorano: “Ho già espresso il deciso e motivato dissenso alla proposta dei gruppi di maggioranza del Consiglio Regionale di “manomettere” lo stemma dell’Abruzzo inserendovi l’immagine del Guerriero di Capestrano, sia perché i simboli sono tali se rimangono immutati nel tempo e nella loro originaria integrità, sia perché questa decisione non rispetta le norme di legge sull’araldica pubblica, disciplina di esclusiva competenza dello Stato esplicata dall’Ufficio onorificenze e Araldica presso la Presidenza del Consiglio del Ministri”.

Ai consiglieri regionali rinnovo l’invito – pressante e accorato – a soprassedere a quest’insensato progetto, sia per acquisire i prescritti pareri di legge da parte del competente ufficio statale, sia per aprire un tavolo di discussione che possa coinvolgere studiosi, storici, accademici, araldisti e chiunque possa dare un fattivo contributo nel merito, considerando massimamente che lo stemma regionale è il simbolo primario di tutti gli abruzzesi“.

“Al riguardo – prosegue il Deputato di Storia Patria dell’Abruzzo – se proprio non si può fare a meno (sic) di “contaminare” uno stemma che vanta già una quarantina di anni (dunque da annoverare tra gli stemmi “storici” che per legge non si possono modificare), mi permetto di osservare che l’unica immagine che può riassumere compiutamente l’unione autentica di tutti gli abruzzesi è l’Italia che campeggia sulla moneta coniata alla fine del I secolo a. C. dalla Lega Italica, alla quale aderirono – condividendone i principi di autodeterminazione, di solidarietà e di reciprocità – le popolazioni dell’intero territorio dell’Abruzzo: Marsi, Peligni, Vestini, Marrucini, Frentani, Pretuzi, Piceni. Senza dimenticare che il termine Italia, inciso sulle monete e “incarnato” dal profilo di una giovane donna, ha assunto in quel contesto un esplicito valore politico e sociale, un significato che andava ben oltre la mera connotazione geografica, un “valore” del quale tutti gli abruzzesi dovrebbero essere fieri e orgogliosi”.

“A scanso di equivoci – conclude Maiorano – in ogni caso, ribadisco l’assoluta contrarietà ad ogni forma di “manomissione” dello stemma in uso e, contestualmente, offro la mia collaborazione – a  titolo del tutto gratuito – ad emendare gli errori e gli abusi che mostrano lo stemma, il gonfalone e la bandiera della Regione Abruzzo, la stessa disinteressata consulenza prospettata a fine febbraio, per iscritto, alla segreteria dell’Assessore Quaresimale per quanto concerne gli stemmi dei Comuni da porre sulle nuove divise in dotazione agli agenti di Polizia Locale. Risposte? Finora silenzio assoluto“.