Gravina non si dimette dopo eliminazione Italia dai mondiali: responsabilità va anche ai club

ROMA – Il presidente della FIGC Gabriele Gravina si è presentato in conferenza stampa, col ct Roberto Mancini, dopo il disastro della nazionale italiana di calcio già campione d’Europa, ma eliminata clamorosamente dalla Macedonia del Nord, nello spareggio per accedere ai Mondiali del Quatar. Una delle pagine meno piacevoli del calcio italiano.

“Pronto a ricevere tante critiche ma il mio mandato va avanti” ha detto Gravina, “io ci metto la faccia non ho timore nel farlo. Sottolineo ancora una volta al di là del risultato immeritato e ingiusto e penalizzante per i nostri ragazzi. Il progetto di Mancini va avanti, e anche il mio va avanti. Assolutamente sì. Saranno giornate in cui arriveranno critiche da tutte le parti. Arriveranno anche perché ci sono state le gioie di quest’estate e ora sono pronto a ricevere altrettante critiche”.

“Io devo continuare a proteggere questi ragazzi, il tecnico e questa federazione. Sicuramente quando non si vince c’è qualche errore. Dobbiamo capire se è stato di brevissimo termine, oppure se è radicato e c’è qualcosa da cambiare. Il sentimento di entusiasmo che abbiamo visto in questi giorni, legato anche alla vittoria dell’Europeo, non dobbiamo disperderlo. Critiche sì, ma stiamo attenti a non perdere questo sentimento importante”.

“La Nazionale ha trovato il suo spazio – ha continuato Gravina -. Manca sicuramente la capacità da parte dei primi fornitori del “materiale umano” di guardare alla Nazionale. Abbiamo solo il 30% dei giocatori italiani che giocano nelle giovanili, ma i ct e gli allenatori fanno il massimo. Ci sono tanti ragazzi italiani che hanno pochissimo impiego nei propri club. Non è colpa dei club, lo dico nettamente, però oggi c’è poco materiale umano e si cerca di fare il massimo possibile. Dovrà essere un nostro impegno politico per riformare queste problematiche”.

Concludendo: “C’è molta resistenza da parte dei club. La Nazionale non è vista come un’opportunità, ma quasi come un fastidio. Loro guardano tutto dal punto di vista imprenditoriale ed è comprensibile, ma la Nazionale è stata lasciata un po’ sola. Non è stata diplomazia la nostra, è una forma di rispetto dato che la Lega Calcio si autotutela, i club tutelano i propri interessi. Se il progetto non è visto e condiviso, non possiamo imporre delle richieste che sono solo nostre. Deve far riflettere ed è molto più problematico il fatto che questo discorso va messo in un progetto che è monco. Non ci sono giocatori selezionabili, è in questo che dobbiamo rivedere qualcosa. Sono valutazioni politiche e sono nostre e vanno oltre il concetto di club che danno o non danno dei giorni in più”.