Centrale Snam, Marsilio ai Comitati: è il Governo che deve decidere

SULMONA – Dopo il sì della Regione all’ultima conferenza dei servizi di dicembre sulla centrale di compressione della Snam, il presidente della Regione Marco Marsilio prova a lavarsene le mani, attribuendo ogni responsabilità al governo nazionale.
“La domanda che il Comitato No Hub a Sulmona rivolge con tanta rabbia al Presidente della Regione,  (“E’ tra i progetti strategici per l’Abruzzo?”), la deve rivolgere al Governo, e in particolare al Ministro della Transizione Ecologica – scrive in una nota il governatore – L’opera, infatti, rientra nelle infrastrutture strategiche del Piano energetico nazionale, sul quale la Regione non ha alcuna competenza.
Il parere favorevole reso in Conferenza dei servizi, il 3 dicembre scorso, non può essere strumentalizzato per fare propaganda e confondere i cittadini sulle reali responsabilità. La Regione era chiamata a esprimersi sul rilascio di un’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), in particolare per gli aspetti afferenti la qualità dell’aria e i parametri acustici. Perché l’impianto fosse compatibile con i Piani e le Leggi Regionali, avrebbe dovuto insistere in un’area con “destinazione d’uso industriale”, invece che in un’area classificata come agricola. Tuttavia, questi vincoli sono stati rimossi e superati già dal 7 marzo 2018, quando il ministro Calenda del Governo Gentiloni con un decreto ministeriale ha approvato il progetto definitivo, disponendo che tale approvazione comportasse anche autorizzazione unica ai fini urbanistici, edilizi, paesaggistici, sostituendo ogni altra autorizzazione, concessione, approvazione, parere, atto di assenso o nulla osta, comunque denominati, oltre che costituire variante agli strumenti urbanistici. Alla luce di tale normativa, al dirigente della Regione non è restato altro da fare che certificare la correttezza e la completezza della documentazione a sostegno della richiesta. Chiedergli di dichiarare il contrario per “esigenze politiche” avrebbe significato dirgli di commettere un abuso d’ufficio e/o un falso ideologico (del quale rispondere in giudizio).
Chi coltiva questa pretesa, dimostra quanto sia debole la sua cultura giuridica e amministrativa. Tra questi, non ha mancato di far sentire la sua voce la senatrice Di Girolamo, pronta a contestare a Marsilio il “tradimento” della “causa peligna”, e ad annunciare una decisiva azione in Senato con una mozione. Brava: fa piacere che dopo tre anni abbia finalmente compreso a cosa serve fare il parlamentare. Ma anche a Lei va rivolto lo stesso invito di prendersela con il Governo nazionale, non con quello regionale (che la causa contro la centrale Snam l’ha sostenuta in tutti i gradi di giudizio anche nei tribunali, finora soccombendo).
Se davvero la senatrice Di Girolamo vuole combattere la battaglia risolutiva, chieda al Ministro Cingolani di modificare la strategia energetica nazionale e di revocare il decreto ministeriale di Calenda (di cui ha assorbito le competenze). Decreto che il ministro grillino Patuanelli in due anni al Mise non ha scalfito, né ha mai dato indirizzo contrario al metanodotto di cui la centrale di compressione è un’opera accessoria. Né lo ha fatto in oltre due anni il ministro, grillino anche lui, Sergio Costa all’Ambiente…
Da tre anni la senatrice è in maggioranza, con tre governi diversi, ma sempre con ministri del suo partito in sella che avrebbero ben potuto risolvere il problema e non lo hanno fatto. Ora c’è addirittura il pomposo Ministero della Transizione Ecologica, preteso e presentato da Beppe Grillo come la salvezza dai mali del mondo, che giustificava la morte del Governo Conte e la nascita di quello Draghi. Invece di fare propaganda e disinformazione contro la Regione, che non ha colpe né competenze, ci dicesse lei, e il Governo che sostiene, se ritengono strategica o no quest’opera. Noi siamo pronti a farne a meno. Ma se dal Governo questa risposta non arriva, o se arriva la conferma di volerla fare, la smetta di agitarsi contro un falso obiettivo solo per darsi un tono e tentare di rendersi credibile”.