Punto nascita e ospedale, Casini incalza la Regione: servono investimenti

SULMONA – Investire sul punto nascita, avviare i concorsi per i primari e esporre una volta per tutte il progetto sull’ospedale. Queste le richieste che arrivano dal sindaco Annamaria Casini, che oggi ha seguito il manager della Asl Roberto Testa nel suo sopralluogo all’ospedale e in particolare al punto nascita. Il primo cittadino di Sulmona sposa stavolta la linea della Asl e richiama in causa la Regione.

“Accelerare le procedure per riportare i reparti a pieno regime e avviare i concorsi per i primari in quasi tutte le Unità Operative, in attesa ormai da troppo tempo; secondo il manager della Asl1 questo passa attraverso l’approvazione della rete ospedaliera e del conseguente atto aziendale, che, fermo dal 2018, blocca la ripartenza del nostro ospedale – interviene Casini – La Regione deve dire, dunque, chiaramente quale è il reale progetto per il nostro ospedale nell’ambito della nuova rete ospedaliera e perché dobbiamo ancora aspettare per i concorsi dei primari e dare ai nostri reparti una guida stabile, senza la quale non si può pensare di migliorare assistenza e attrarre nuove risorse, nuovi pazienti con investimenti e personale, e, infine, definire il percorso per la salvaguardia del punto nascita, ancora una volta a rischio chiusura dopo la comunicazione del Ministero”. Lo afferma il sindaco Annamaria Casini che questa mattina ha incontrato il direttore generale della Asl1 Roberto Testa in una visita all’ ospedale di Sulmona. “Oggi il manager ha comunicato che i dati della check list sono migliorati rispetto a quelli trasmessi nel 2019 al Ministero” continua il sindaco “ma spetta alla Regione fare una scelta politica forte e definitiva, facendo leva sulla sua autonomia programmatoria per salvare il punto nascita, assumendosi la responsabilità di garantire efficacia nell’assistenza e qualità e sicurezza per madre e bambino.
Ora bisogna superare l’attuale precarietà e recuperare il tempo perso con un atto definitivo della Regione che riorganizzi il punto nascita e migliori  il raccordo con l’attività sanitaria territoriale investendo finalmente nella salute di aree come la nostra. Solo così” conclude  “si può pensare di salvare il reparto e attrarre nuova utenza”.