SULMONA – Dopo le dimissioni del sindaco Annamaria Casini, protocollate sabato e che scadranno il prossimo 1 settembre, fioccano critiche e consigli all’indirizzo del primo cittadino, che però non risponde a nessuno e si è chiusa nel più stretto riserbo.

intanto, oggi si terrà forse l’ultimo vertice di maggioranza con la consigliera Roberta Salvati che sta provando in tutti i modi a riserrare le fila, anche se già si sa che molto probabilmente Andrea Ramunno non andrà, mentre Fabio Pingue potrebbe essere pronto a rientrare nei ranghi.

Intanto, Massimo Carugno dalla segreteria nazionale Psi lancia suggerimenti al sindaco.

“Se fossi il Sindaco, dopo le ultime fibrillazioni della maggioranza, mi direi che è una follia lasciare la città ad una decina di mesi di gestione commissariale – dice – Cercherei il consenso nella città prima ancora che nel Consiglio. Convocherei le rappresentanze delle parti sociali, (sindacati, ordini professionali, categorie produttive, economiche, socioculturali) e stilerei un cronoprogramma di 5 o 6 priorità da realizzare sino ad aprile/maggio 2019. Dopo aver raccolto il consenso nella città, revocherei le dimissioni e convocherei il Consiglio per una verifica sul cronoprogramma. Chi ci sta ci sta. Se la verifica si chiude positivamente andrei avanti nel nuovo cronoprogramma con eventuale rimodulazione della giunta. Al termine si vedrà. Voglio vedere se qualche “monello” seguiterà a fare i capricci.
Chiaramente questo non è un consiglio ma solo il mio pensiero”.

Mentre Sbic, che si è preso un giorno di riflessione, sostiene che “ le dimissioni sono il frutto della fragilità strutturale del finto civismo orientato solo al potere.Già dall’inizio del mandato Casini appariva chiaramente un immobilismo politico-amministrativo dovuto al bisogno di un’intera maggioranza di attendere alle necessità e decisioni dell’ex assessore regionale Gerosolimo. Dopo cinque fallimenti amministrativi consecutivi la città intera deve prendere atto che non ci sono uomini (o donne) forti che possano d’imperio risolvere i problemi di Sulmona. È necessario invece che la comunità tutta diventi forte e partecipe così da imprimere alla città una indispensabile, nuova, vera spinta civica. Lavoreremo per questo nei prossimi mesi qualunque decisione definitiva venga presa dal Sindaco e dalla sua maggioranza”.

Elisabetta Bianci, capogruppo Forza Italia in consiglio comunale, dopo aver gridato a gran voce la richiesta di dimissioni del sindaco, ora che le ha ottenute chiede di tornare in consiglio comunale, anziché organizzarsi per costruire una valida alternativa (evidentemente perché il sostegno del suo partito è venuto meno da tempo).

“Gli effetti delle dimissioni del Sindaco di Sulmona sono una questione che riguarda tutta la Città e devono quindi essere l’occasione per tornare in Consiglio Comunale per governare questa delicatissima fase e analizzare unitamente a tutte le forze politiche i reali motivi che hanno determinato un gesto che appare assolutamente esorbitante rispetto all’andamento dei voti sui punti all’ordine del giorno deliberati nella seduta del 10 Agosto scorso – dice – .Appare infatti più un’occasione pianificata a tavolino, colta al volo per sterilizzare la Città ingessandola nelle sue grandi difficoltà irrisolte e per consegnarla azzoppata nelle fauci degli altri territori limitrofi in vista delle prossime elezioni regionali. Come ogni atto amministrativo che si rispetti, anche le dimissioni del Sindaco devono seguire un percorso virtuoso che sia caratterizzato dalla massima trasparenza e piena comprensione delle dinamiche che lo hanno determinato che vanno ponderate nel Consiglio Comunale. L’altissimo senso di responsabilità nei confronti della Città deve essere l’unico faro che deve accompagnare l’uscita anticipata della Casini dall’amministrazione con la massima attenzione riguardo ai temi sia di caratura regionale come per esempio dell’ospedale, della bretella ferroviaria, che locali come quelli della ricostruzione degli edifici scolastici e di quelli privati, della gestione dei servizi per i cittadini. Non si liquida così, nel pieno disordine degli umori, lo scranno del primo cittadino, a meno che non si voglia perpetrare l’ennesimo danno alla nostra collettività”.

 

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