| Comune unico l’intervento di Giovanni Pizzocchia |
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| venerdì 08 gennaio 2010 | |||||
Castelvecchio Subequo (Aq) – “Pensiamo per un attimo a cosa succederebbe se le dita di una mano diventassero solo un dito, come una pinna”. Questa la metafora usata da Giovanni Pizzocchia, promotore dei gruppi intercomunali di protezione civile per le aree montane, per intervenire sulla questione comune unico subequano. “Credo” aggiunge “Che il comune unico diminuirebbe le possibilità d’azione danneggiandoci da soli. Il tutto senza potersi poi, neanche lamentare se restassimo con un unico ufficio postale, un’unica farmacia comunale e così via. Infatti” spiega Pizzocchia, “I comuni della valla subequana sono come le dita di una mano, pur appartenendo ad uno stesso organo come la comunità montana che ha il dovere di migliorarsi continuamente in operatività ed efficienza, hanno una propria individualità che rende appunto la mano operativa, duttile, flessibile”. In pratica il riferimento è ad una condizione di singole autonomie che più che fondersi devono invece sviluppare altre caratteristiche. “Ritengo” continua Pizzocchia “Che i nostri comuni, più che di una fusione a freddo, hanno bisogno di intelligenza collaborativa e collettiva, di saper comunicare, di coordinamento intercomunale, di sinergia. Non escludo” conclude “Che fra 10-20 anni, a seguito di un ulteriore svuotamento di abitanti, potrebbe essere d’obbligo o naturale, ma attualmente costituire un unico comune sarebbe una violenza, una scelta autolesionistica, uno stress, oltre a cancellare secoli di storia, di tradizioni antropologiche dei nostri luoghi e delle nostre municipalità”. F. C.
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