- Inizio con una considerazione forse poco piacevole. Lei è il Presidente del Circolo della Libertà di Sulmona, ma alcuni continuano ad indicare Nicola Angelucci come referente, o artefice ancora in carica, dietro le quinte del Circolo stesso.
- Mi viene da sorridere. E’ innegabile che Nicola sia stato l’ideatore di questa avventura, come è innegabile che la sua esperienza sia stata indispensabile alla costruzione del progetto. Ma l’avvicendamento ha seguito canali ufficiali, realizzatisi in concreto nei fatti. Io non considero il Circolo né di Nicola Angelucci, né di Cristian La Civita. Si tratta del circolo di tutti i 160 soci iscritti. Non vi è stata una decisione che sia stata presa direttamente dal Presidente, o da chi che sia. Ci riuniamo una o due volte a settimana ormai da circa un anno e tutto quello che facciamo viene condiviso dai soci fondatori che a loro volta portano le istanze, le richieste, di quelli che sono stati dagli stessi presentati, in un sistema che funziona con il metodo del ‘multi-level’. In questo modo tutti e 160 i soci partecipano democraticamente alle decisioni del Circolo.
- Quindi cosa rappresenta la nuova formula del Circolo della Libertà di Sulmona, per il panorama politico cittadino?
- Si tratta di un progetto politico nato tra la gente comune che si sta diffondendo e sta dando speranza a quanti esclusi dai tradizionali partiti politici, a destra del nuovo Partito democratico, vogliono impegnarsi e vogliono prepararsi ad essere la classe dirigente del futuro.
- E gli sviluppi e la funzione dei Circoli nel panorama politico nazionale? Quali le vere strategie?
- Maurizio Del Tenno, n. 2 dei circoli della libertà e Vice della Brambilla - nostro ospite lo scorso 20 settembre nell’incontro organizzato presso la sala conferenze della Comunità Montana peligna - ha definito quello dei Circoli ‘un processo di modernizzazione del Paese ormai irreversibile’.
Questa è anche la mia visione del progetto Circoli della libertà. Ne ho avuto contezza a Roma in occasione del primo Meeting nazionale. Entrando nello stand n. 8, ho visto con i miei occhi una distesa di giovani pronti a dare il proprio contributo alla vita politica del Paese, pronti a determinare il proprio futuro comune. Una distesa di giovani, che nessun tradizionale partito politico sarebbe mai stato in grado di unire sotto lo stesso tetto. Una folla di giovani uniti dallo stesso desiderio di cambiamento e di rinnovamento. Giovani che rappresentano il futuro di questo Paese.
- Inteso in quest’ottica di rinnovamento allora, cosa va e cosa non va nella politica?
- Credo che oggi in politica ci siano troppe, troppe cose non vanno. Assistiamo quotidianamente ad una politica degli annunci, dei proclami. Si dice ma non si decide, non si realizza. Lo scontro tra gli esponenti politici si è spostato dalle istituzioni, ai giornali, alla televisione ed il confronto non è più politico ma “mediatico”. Per questo, anche la gente si è abituata a votare non più per un progetto politico, ma contro “l’avversario politico”; trasformando il Parlamento in un’arena, la destra e la sinistra in squadre, gli elettori in tifosi. Abbiamo ristrette minoranze, che per la loro indispensabilità alla vita dei governi, dettano le regole per le maggioranze.
La destra ci dice che tutto quello che fa la sinistra è sbagliato, la sinistra ci dice che tutto quello che fa la destra è sbagliato, così ogni governo lavora per cambiare le riforme del governo precedente ed il paese rimane bloccato. In politica si perde più tempo e si sprecano più energie a cercare di trovare gli equilibri del potere, che non a ideare, a progettare, a risolvere, ad innovare. Le vecchie generazioni che dovrebbero rappresentare i saggi che consigliano i nuovi, di fatto, si sono attaccate al potere e non consentono il ricambio generazionale.
- Quale allora il ruolo dei Circoli in tutto questo?
- In tutto questo, i Circoli della libertà possono giocare un ruolo fondamentale, possono rappresentare quell’elemento dirompete in grado di dare uno scossone alla vita politica, sia nazionale che locale. Abbiamo detto che i Circoli nascono dalla gente, da nuove generazioni, in due parole da soggetti a cui non appartengono per cultura le attuali logiche della politica. I Circoli possono essere quell’elemento di novità e di ‘frizzantezza’ che potrà dare nuova vitalità anche ai tradizionali partiti politici. Non dimentichiamo comunque, che nascono anche e soprattutto per tentare di creare il Partito unico di centro destra o Partito della libertà dal basso Quello stesso Partito auspicato da oltre l’80% degli elettori di centro destra ma tanto antipatico ai tanti segretari e colonnelli di partito che dalla sua nascita vedrebbero minare quel potere e quei privilegi ai quali si sono attaccati con tutta la loro forza. Certo si tratta di un progetto ambizioso e lungo ma mai si inizia mai si arriva.
- Che tipo di iniziative avete intrapreso, e quali quelle che riguardano i progetti futuri?
- La raccolta di firme contro l’aumento dell’addizionale comunale e della tarsu, è sicuramente l’orgoglio della nostra azione politica. Un grande successo del Circolo ma soprattutto della gente. Ma tanto altro è stato fatto. Abbiamo raccolto firme contro la nuova legge sull’immigrazione clandestina, abbiamo raccolto le firme per la riduzione dei costi della politica, abbiamo organizzato incontri e dibattiti anche con membri della coalizione ‘avversaria’, abbiamo lanciato la scuola di formazione politica. Tante iniziative con un unico scopo: formare un gruppo di lavoro, un gruppo omogeneo, organico, un gruppo capace di ascoltare, elaborare ma soprattutto di decidere.
Il futuro ci vede sicuramente impegnati a cercare soluzioni ed elaborare progetti che possano contribuire alla inversione dei trend negativi in campo economico ed occupazionale che attanagliano la nostra valle. Al momento siamo impegnati nell’analisi delle problematiche del territorio, perché crediamo solo che attraverso l’analisi dell’accaduto e dei reali problemi poi si possa elaborare una strategia, un’azione.
Il circolo della libertà di Sulmona è costituito da 160 soci con una media di età di 34 anni. E vi sono operai, imprenditori, professionisti, casalinghe, impiegati, studenti, tutte persone che ogni giorno vivono sulla loro pelle i problemi del territorio e proprio da loro che vogliamo questa volta ripartire per portare un nostro progetto per questa città. Poche idee realizzabili, poche idee che tentino di invertire questa tendenza negativa che al momento sembra irreversibile. Tutto questo all’occorrenza potrà anche tradursi in un impegno elettorale diretto del Circolo.
- Quali secondo Lei sono le responsabilità della politica in tutto questo ?
- Credo che non sia colpa solo della politica. Credo che la colpa sia anche della gente che ha creduto in quella politica e che ancora oggi non riesce a sganciarsi da logiche legate al voto di scambio. La crisi di questo territorio ad esempio, parte da molto lontano, parte dalla instaurazione di un concetto diffuso che in termini semplicistici si traduce in ti voto ma poi mi dai un posto di lavoro. Questo ha provocato dei danni enormi a questo territorio perché da un lato ha consentito ai politici di controllare dei bacini di voto che non hanno consentito il ricambio generazionale e dall’altro non ha permesso di sviluppare tra la gente la cultura dell’auto-imprenditorialità risultato società invecchiata, diminuzione demografica, fuga di cervelli, crisi economica, crisi occupazionale.
- Il fatto che a Sulmona ci siano due Circoli, non può generare confusione nei cittadini ?
- Potrebbe essere, ma per come la vedo io è preferibile la confusione alla mancanza di rappresentanza e comunque credo che un po’ di concorrenza faccia bene sia a chi la subisce che a chi ne fruisce.
- Un commento, immancabile in questo periodo, sul nuovo PD?
- Credo che la nascita di un partito, dalla fusione di due o più, sia un fatto positivo a prescindere. Il panorama politico italiano va sicuramente semplificato, e questa fusione procede in quella direzione. Spero peraltro che questo faccia da stimolo alla nascita del Partito unico del centro destra o Partito della libertà in cui credo fermamente. E per la nascita del quale, cercherò di dare il mio contributo. Non posso però esimermi dal considerare che queste primarie, hanno visto una competizione con attori quali Veltroni in Italia e D’Alfonso in Abruzzo, eletti ancor prima di votare. E questa mi sembra una ‘strategia’ anomala, falsata, nella sua impostazione di partenza. Anche qui, la classe politica non ha saputo stimolare una reale e vera concorrenza.
a cura di Antonio de Panfilis
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