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Carcere, Nardella (Uil): aggrediti due agenti penitenziari da due internati
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martedì 15 maggio 2012
Immagine attivaSULMONA – Aggrediti due agenti penitenziari del supercare sulmonese.
Un sovrintendente e un assistente sono stati picchiati da due internati rimediando ferite che hanno necessitato cure dei sanitari e moltissimi giorni di assenza.
La denuncia dell’ennesima aggressione ai danni della polizia penitenziaria arriva da Mauro Nardella, vice segretario regionale della Uil penitenziari.
“All’organico di polizia penitenziaria sempre più deficitario in fatto di numero – scrive Nardella in una nota - fa da eco una situazione a livello di detenuti che sta peggiorando sempre di più sia dal punto di vista numerico (450 sono le unità recluse, ovverosia 200 in più rispetto alla capienza regolamentare) che dal punto di vista psicotico (sempre di più sono i soggetti aggressivi e pericolosi). Tale incresciosa situazione sta portando a uno scadimento della qualità lavorativa dei poliziotti negli ultimi tempi aggravata dalla condizione dei detenuti sempre più vocata al mancato rispetto delle regole penitenziarie. A tal proposito la Uil cita due casi di aggressione perpetrate ai danni di un sovrintendente e di un assistente di polizia penitenziaria da parte di due internati e che li ha visti costretti a ricorrere alle cure dei sanitari e a moltissimi giorni di assenza.
A questo stato di cose che aggravano di fatto lo stato di ordine e sicurezza all’interno del penitenziario peligno non possiamo non aggiungere le difficoltà (veri e propri salti mortali) alle quali devono sottostare i preposti alla programmazione del servizio ogni qual volta si trovano costretti quasi quotidianamente a dover “prestare” al locale nucleo traduzioni decine e decine di poliziotti penitenziari per garantire lo spostamento dei detenuti in direzione delle sedi giudiziarie e/o sanitarie”.
I problemi della polizia penitenziaria, poi, sono anche quelli del trasporto dei detenuti in ospedale o nel tribunale di sorveglianza, che mettono ancor più a dura prova le carenze di organico.
“L’esempio lampante – riferisce Narcella - ci viene dato proprio dalla giornata odierna allorquando un esercito di 30 poliziotti penitenziari, tra l’altro sottodimensionato in organico rispetto a quello previsto dal modello organizzativo, ha dovuto accompagnare 12 pericolosi detenuti presso il tribunale di sorveglianza e altri 5 presso ospedali vari. Per garantire ciò una ventina di poliziotti sono stati tolti dai vari uffici e servizi di stretta pertinenza carceraria con conseguente aggravio delle condizioni di ordine e sicurezza nei confronti di chi ha dovuto prestare la propria opera nei reparti detentivi. Inoltre , Per garantire il livello minimo di sicurezza, diversi sono stati quelli richiamati dalle ferie.
Se a ciò aggiungiamo il fatto che i movimenti in direzione dell’Aquila per l’accompagnamento dei detenuti presso il tribunale di sorveglianza avvengono solitamente due volte a settimana si capisce meglio lo stato di disagio ai quali sottostanno tutti coloro i quali sono chiamati a garantire ciò automezzi fatiscenti compresi.
Non è superfluo sottolineare il fatto che tra i detenuti tradotti vi sono molti di elevata pericolosità. Alcuni altri, invece,bisognevoli di autoambulanze.
La Uil proprio nel denunciare una condizione sempre più esplosiva, al fine di evitare un tracollo della situazione, chiede un intervento agli organi competenti affinchè vengano ridotti i movimenti dei detenuti al di fuori del contesto carcerario in generale.
Per quanto attiene i movimenti dei detenuti in direzione del tribunale di sorveglianza – torna a lanciare un appello Nardella - rinnoviamo l’invito agli Enti preposti affinchè si implementi una sezione distaccata del tribunale di sorveglianza proprio a Sulmona. Il tutto anche in considerazione del futuro ampliamento del carcere che porterà, com’è risaputo, ulteriori 200 internati e pertanto ulteriori guai ad una struttura che la Uil non gli ha mai riconosciuto lo status di Casa Lavoro per la peculiarità che ha nell’essere un supercarcere e non un luogo dove contenere una persona il più delle volte ristretta non per aver commesso un reato ma semplicemente perchè ritenuta pericolosa dallo Stato.
L’invito lo rivolgiamo anche all’Ordine degli avvocati di Sulmona e al presidente della camera penale di Sulmona affinchè, unendo le forze, si riesca a dare maggior certezza ad un tribunale che, stante la situazione politica attuale, potrebbe non vivere un futuro tranquillo.
La Uil – continua - definisce fallimentare la innovata politica sanitaria che avrebbe dovuto ridurre di molto le visite specialistiche presso gli ospedali civili con notevole vantaggio per tutti ivi compresi gli anziani costretti loro malgrado a cedere il posto, per ovvi motivi di sicurezza, ai detenuti e che di fatto si vedono allungare i tempi di attesa per raggiungere il proprio turno ma che di fatto sembrano aumentare sempre più. Chiederemo pertanto un incisivo intervento a chi di competenza per rendere operativo quando concordato in sede di approvazione del protocollo di intesa tra Asl e Direzione del carcere”.
E’ superfluo evidenziare che minori movimenti dal carcere significa anche maggior sicurezza non solo per chi è chiamato a svolgere questa delicata professione ma anche e soprattutto per i sani cittadini che con il carcere non vogliono averci a che fare”.
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 16 maggio 2012 )
 
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