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Parco della Majella, Cimini: che succede per i Parchi d'Abruzzo? | |  (2088 letture) |
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venerdì 04 marzo 2011 |
SULMONA - Mentre una parte dell'Italia dei Parchi, quella ufficiale, era riunita in assise a Firenze, ad interrogarsi sulle radici della crisi dei Parchi che sta investendo l'intero paese, con parchi storici come lo Stelvio smembrati, una piccola parte di quella cosidetta "civile" e localistica Abruzzese, autoproclamatasi protagonista "della stagione che portò alla Regione Verde d'Europa", immetteva prima nel circuito telefonico, poi in quello mediatico di internet, un comunicato dall'inquietante interrogativo "Che succede negli Enti Parco Abruzzesi?".
E, a seguire, l'elenco della situazione istituzionale dei Parchi Nazionali Gran Sasso-Laga e Majella e di quello regionale Sirente Velino, con due enunciazioni lapidarie: "la politica sembra che si sia impadronita degli Enti Parchi"- in Italiano si scrive Enti Parco- e "le Comunità del Parco non riescono neppure a riunirsi, figuriamoci ad elaborare una politica gestionale e programmatoria delle attività del territorio".
Oltre ad una affermazione offensiva e stolida- ed incestuosa per un sindacato- quale quella che nei Parchi ci sarebbe "carenza di professionalità adeguate a tutti i livelli"- quindi anche quello della struttura- che non consentirebbe alle aree protette" di svolgere la loro funzione di crescita anche economica di un territorio".
Di qui il pericolo paventato "che si ritirino fuori per le nostre montagne scellerati progetti per fantomatici sviluppi turistici legati ad impianti di risalita o a campi da golf che non hanno prodotto alcun beneficio e che richiedono costantemente contributi pubblici per non fallire".
In un momento in cui il Parco Nazionale della Majella è privo di Organi- contrariamente a quanto riportato nel comunicato e dalla stampa nei giorni precedenti al momento nessuna nomina di Commissario è stata formalizzata, come prescritto dalla norma, alla sede dell'Ente- l'intervento del direttore è doveroso, anche perché citato direttamente.
In primis, nemmeno un accenno,- anche per inciso- nel comunicato, alle finalità fondamentali dei Parchi, agli obblighi derivanti dalle leggi che li regolano, ed alle carenze e colpe eventualmente addebitabili agli Enti Parco, per non averle perseguite. Insomma alla politica di gestione reale dei Parchi che consiste nel perseguire quella che è oggi unanimemente definita, a livello internazionale, l'Economia della Natura.
Poi, quasi fossero termini eresiaci, rigorosamente evitate parole- eppure parliamo di Parchi- quali conservazione della natura, tutela della biodiversità, intangibilità di valori scenici e panoramici, difesa e potenziamento degli ecosistemi naturali : quell'economia della natura verso cui tende ormai l'intero pianeta e che rappresenta la visione di fondo dei più recenti strumenti di riferimento internazionali : dal "Living Planet Report 2010", di WWF internazionale, Global Footoprint Network e ZSL, al rapporto "TEEB, 2010, The Economics of Ecosystems & Biodiversity" della Commissione Europea, al "Global Biodiversity Outlook 3, 2010", della Convention on Biological Diversity.
Persino le gravi minacce future paventate, sono inquadrate solo sotto l'aspetto del fallimento economico dell'iniziativa" non hanno prodotto alcun beneficio e richiedono costantemente contributi pubblici per non fallire".
Un ritorno alla preistoria, alla visione Sipari e del Touring Club dei primi decenni del secolo scorso.
Lo spirito di fondo che permea il comunicato, la spasmodica attenzione alle poltrone, il timore ad usare un linguaggio consono alle finalità dei Parchi, in effetti riflettono con sufficiente chiarezza le cause di fondo del degrado, in tutta Italia ed a tutti i livelli, della politica per i parchi e le aree protette. Il conflitto di interessi, quando si occupano poltrone nel mondo degli interessi che si difendono, esiste soprattutto nel mondo ambientalista- sono tante e spesso prestigiose le poltrone occupate, sovente con esiti nefasti per le sorti dell'area protetta, grazie proprio a quella invasione della politica che si contesta- e nello stesso sindacato.
Possiamo forse dimenticare lo scempio che è stato fatto del Parco Nazionale d'Abruzzo sia del territorio, che delle norme ripetutamente violate, che dello sperpero di pubblico denaro,- oltre 10 milioni di euro di buco di bilancio- mentre era Presidente di quel Parco il Presidente Nazionale del WWF? Possiamo forse dimenticare le precise condanne della Corte dei Conti al riguardo? Come si è potuto, in quel Parco e con quella gestione, far dimettere dal Consiglio Direttivo dell'Ente proprio uno dei rappresentati delle associazioni ambientaliste, un medico, per affidargli le funzioni di direttore del Parco, senza terna, senza decreto di nomina e senza che fosse iscritto all'apposito albo ?. E non è stato proprio in quel Parco e con quella gestione, in pieno 2001, che si è operato uno dei maggiori scempi ambientali, con il taglio di oltre 2000 piante di faggio sul monte Ceraso , tanto da far titolare l'Espresso del 21 novembre 2001, "Tagliatutto, il terrore del Parco?".
Degrado che , tuttavia ed a dispetto di tanti, non tocca il cuore, il nocciolo duro del sistema, rappresentato da decine di migliaia di operatori che lavorano con passione ed elevata professionalità in buona parte delle aree protette d'Italia.
E si, perché, nei Parchi dove si è operato bene e nel rispetto della norma, pericoli quali quelli paventati di scempio delle montagne, non possono certo avvenire. Sì è volutamente dimenticato che la tutela e lo sviluppo nei Parchi Nazionali devono avvenire , non per l'iniziativa o la visione di un singolo Consiglio Direttivo, di un singolo Commissario o per effetto di un deliberato della Comunità del Parco, o per i voleri del potere politico dominante al momento, bensì sulla base di specifici strumenti quali il Piano del Parco ed il Piano di Sviluppo economico e sociale che coinvolgono, in un processo partecipativo di intese tutti i soggetti operanti sul territorio, dalla Regione, ai Comuni agli operatori economici.
Nello specifico, il Parco Nazionale della Majella, essendo dotato sia del Piano del Parco- entrato pienamente in vigore con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 17 luglio 2009- che del Piano pluriennale economico e sociale per la promozione delle attività compatibili, approvato dal Consiglio Regionale Abruzzo nel dicembre dello scoro anno, non corre alcun rischio né sotto l'aspetto della tutela, né sotto quello della programmazione delle attività economiche.
Tanto che il bilancio preventivo 2011, a dispetto della crisi economica ed istituzionale prevede - e sono già in corso le procedure di legge per l'attivazione dei lavori- investimenti per oltre 3 milioni di euro per incentivare quelle politiche che il TEEB ha definito di sostenibilità forte, ovverosia finalizzate ad incrementare nel tempo l'accrescimento del capitale naturale.
Certo, forse il Parco Nazionale della Majella avrebbe potuto fare sicuramente di più se avesse potuto concentrarsi unicamente sulle politiche di conservazione e sviluppo della sostenibilità forte, piuttosto che essere costretto a difendere il territorio da iniziative potenzialmente devastanti. Come quella che vide pienamente protagonista, proprio la CGIL, che ad appena un anno dalla nomina del primo organismo di gestione dell'Ente, nel giugno del 1998, lamentando, proprio come oggi, la mancanza da parte dell'Ente Parco di una politica di programmazione- eppure in quel periodo si stavano investendo oltre 30 miliardi di lire- sponsorizzava un devastante progetto di impianti di risalita, a Caramanico Terme, nel cuore della Riserva Naturale dello Stato della Valle dell'Orfento.
"Impianti sciistici, La CGIL benedice il progetto", così titolava il Centro del 27 giugno 1998, commentando i risultati del Convegno organizzato dal sindacato stesso dal titolo "ambiente, turismo, occupazione".
Ed in ultimo, sicuramente, il Parco ha sempre agito nel rispetto della norma. Anche nel caso lamentato nel comunicato, della nomina del direttore, " nominato da 1997, senza l'individuazione di una terna di nomi, è stato riconfermato con successive proroghe".
In effetti, il direttore del Parco che scrive, è stato nominato con Decreto del Ministro dell'Ambiente dell'epoca, Ronchi nell'ottobre del 1996, ed ha preso servizio, dopo la registrazione del decreto, la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e la firma del contratto con l'Ente, il 1° gennaio 1997. La norma vigente al momento, non prevedeva alcuna terna, ma solo l'obbligo della iscrizione all'apposito "elenco di idonei all'attività di direttore di Parco". Requisito che il Direttore del Parco aveva, avendo partecipato all'apposito concorso nazionale bandito dal Ministero dell'Abiente. Requisito che non possedeva invece il candidato proposto dal rappresentante del WWF all'interno del Consiglio Direttivo dell'Ente, che propose il proprio marito per il delicato incarico- di questo esiste copia del Verbale della seduta di Consiglio Direttivo dell'Ente-. Successivamente il direttore è stato rinominato- non prorogato quindi- con Decreti dei Ministri dell'Ambiente del periodo, Matteoli e Pecoraro Scanio.
Non si può non chiudere con una riflessione amara: se un sindacato offende gli operatori dei parchi "a tutti i livelli", nel modo esplicito del comunicato, forse è il caso di cominciare ad elaborare ed attuare, nuovi modelli organizzativi per la loro difesa.
Tanto, per una completa e più puntuale informazione e comprensione.
Nicola Cimini
Direttore del Parco Nazionale della Majella
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 04 marzo 2011 )
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