Sulla mancata elezione di un rappresentante dell’area sulmonese, all’interno del Consiglio Regionale d’Abruzzo, si è discusso molto ma, a mio avviso, non si è tenuto forse conto di una cosa. Ovvero del fatto che, per quanto attiene le “candidature” del PdL, non solo queste sono state partorite in ritardo e quindi troppo a ridosso delle elezioni ma, soprattutto in FI, sono state minate dall’estenuante tira e molla all’interno della “commissione elettorale” composta prevalentemente da aspiranti candidati.
Era inevitabile che, come recita un proverbio, “dove ci sono troppi galli non si fa mai giorno”. Era altrettanto inevitabile che qualunque fosse stata la scelta, questa avrebbe subìto “l’ostilità” degli altri concorrenti alla candidatura e le conseguenze negative di un clima elettorale oramai deteriorato. In queste condizioni, chi si è assunto il compito di scegliere, ha mostrato soltanto senso di responsabilità e non certamente voglie autoritaristiche.
Ho voluto ricordare quanto sopra, non certamente per rinfocolare polemiche (ce ne sono state fin troppe) ma per rilevare che il PdL si sta avviando sia a livello locale che a livello provinciale per la stessa strada che, come abbiamo visto, non porta da nessuna parte.
E’ buona norma in politica che, i partiti e i relativi candidati, abbiano il tempo necessario per organizzare la loro campagna elettorale.
Nel caso specifico poi siamo di fronte ad una candidata del centro sinistra, che ha cominciato da tempo la “sua” campagna elettorale sfruttando la sua posizione istituzionale, ma questo non sembra preoccupare nessuno. La Pezzopane ci sta inondando di comunicati stampa, di lettere, di populistiche prese di posizione e nessuno si premura di replicarle contestando alla base le sue iniziative con le quali o si attribuisce meriti che non le spettano, o scarica su altri responsabilità che le appartengono.
E il PdL tace.
Nel frattempo però alcuni sindaci si riuniscono, altri si autocandidano, qualcuno si sente già presidente ed altri ancora protestano per presunte decisioni già assunte.
Insomma ce n’è abbastanza per temere il caos che precede le sconfitte.
Si è ancora in tempo per rimediare, purché chi ne ha la responsabilità si spenda più o meno generosamente per fare il proprio dovere, esercitando le funzioni che gli competono.
Franco Iezzi
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