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Cap. D'Angelo, sulmonese in forza presso Kabul | |  (110583 letture) |
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venerdì 12 settembre 2008 |
L’Aquila. INTERVISTA AL CAPITANO dell’Esercito MARIO D’ANGELO, sulmonese in forza presso Kabul con il “9° Reggimento Alpini”
Mario D’Angelo, capitano dell’esercito italiano, è nato ventinove anni fa a Sulmona ed è sposato con Lucilla Presutti. E’ figlio d’arte, perché il papà Emidio è un ufficiale dell’esercito a riposo, mentre la mamma Eugenia da qualche anno ha lasciato l’insegnamento per la pensione. A Sulmona ha frequentato le scuole statali, diplomandosi al Liceo Classico “Ovidio” nel 1998. Entrato nello stesso anno all’Accademia Militare di Modena, ha abbracciato la scelta della carriera militare, con conseguente assegnazione ai reparti delle truppe alpine. Oggi, si trova a Kabul con il 9° reggimento Alpini de L’Aquila ed è alla sua seconda esperienza all’estero, dopo la missione in Kosovo nel 2005.
Capitano D’Angelo, questa è la sua seconda missione. Può fare un bilancio delle sue esperienze all’estero?
Dopo alcune esperienze all’estero posso dire con convinzione di essere orgoglioso e soddisfatto di aver intrapreso la professione di soldato. Riscontro quotidianamente e diffusamente un senso di partecipazione e di presa di coscienza del ruolo che le forze armate rivestono oggi nella vita del paese. Ho il privilegio di appartenere ad un reparto altamente operativo nel quale ho rivestito, a diversi livelli, le funzioni più gratificanti e entusiasmanti per la vita di un militare: il comando di unità in missioni al di fuori del territorio nazionale. Lavoro ormai da diversi anni al fianco di professionisti seri ed esperti che hanno rinvigorito in me la scelta di diventare ufficiale e con loro sento di poter essere parte fondante del mio Paese.
Mi dica, qual è il ruolo degli Alpini nelle attività in favore della popolazione afgana?
Gli Alpini impegnati in ISAF (International Security Assistance Force) supportano il governo afgano nell’opera di ricostruzione e stabilizzazione del paese, a seguito di un lungo periodo di guerre e devastazioni. Sostanzialmente siamo impegnati in attività di sicurezza a favore delle istituzioni e della popolazione locale, con interventi nell’istruzione, nella sanità e, in generale, verso la popolazione di Kabul.
Mi parla del ruolo operativo e dei suoi uomini in Afghanistan?
Gli Alpini svolgono dunque quotidianamente le attività di sicurezza connesse a questa assistenza a favore della popolazione e delle autorità locali: pattuglie di presenza e controllo, scorte convogli, raccolta di informazioni, presidio di aree interessate alle attività di cooperazione nonché sostegno diretto alle unità nazionali o di paesi della coalizione coinvolti in tali attività. E’ poi fondamentale il supporto fornito alle forze di sicurezza afgane, con attività operative congiunte e con corsi e programmi di addestramento a favore di Polizia ed Esercito afgano, mirati ad incrementare la loro autonomia tecnica e gestionale.
Parlava di compiti. Di cosa vi occupate quotidianamente?
I nostri compiti sono essenzialmente quelli di migliorare le condizioni di sicurezza in un Paese martoriato da tanti anni di guerra. Inoltre, coadiuviamo le autorità locali in diversi progetti di ricostruzione e portiamo svariati generi di aiuti umanitari che spaziano dal campo della sanità a quello dell’istruzione scolastica ed universitaria.
Istruzione, sanità, distribuzione di aiuti, ci sono altri campi che sono stati toccati dalla vostra opera di supporto alla popolazione locale?
Oltre ad attività di distribuzione di aiuti umanitari, di materiale scolastico e medico, abbiamo supportato attività di cooperazione finalizzate alla profilassi di allevamenti di bestiame, al supporto medico diretto in aree rurali e di difficile raggiungimento, alla messa in opera e gestione di cliniche, scuole e altre infrastrutture di immediato utilizzo per la popolazione, come pozzi artesiani e muri di contenimento.
Avete rapporti con le Istituzioni Afgane? Se sì, come sono?
I rapporti con le istituzioni locali sono un punto di forza delle unità di manovra sul terreno. Attraverso i capi dei Distretti di Polizia, i governatori delle municipalità, i capi villaggio e i leader religiosi, gli Alpini possono contare da un lato su una maggiore e capillare conoscenza del terreno e del tessuto sociale in cui operano. Dall’altro lato, attraverso tali rapporti è possibile indirizzare gli sforzi di cooperazione verso gli ambiti più abbisognevoli di un nostro intervento, ottimizzandone l’efficacia in termini di beneficio da parte delle frange più povere e di visibilità nei confronti della popolazione stessa. E’ superfluo aggiungere che anche a Kabul il soldato Italiano è amato e benvoluto.
Capitano, mi permetta un’ultima domanda. Rientrando in Italia, quale sarà la cosa che vorrà fare per prima?
Cercherò, innanzi tutto, di andare in vacanza con mia moglie, magari in viaggio all’estero per riposarmi dopo questi lunghi mesi trascorsi in Afghanistan. Sicuramente mi dedicherò agli hobby che non ho potuto coltivare lontano da casa. Mi riferisco allo sport e alla mia principale passione: suonare la batteria.
barbara zarrillo
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 12 settembre 2008 )
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